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Visita Chiesa

Visita Chiesa San Nicola

CENNI STORICI

Il primo documento che parla dell’esistenza in Squinzano di una chiesa madre è del 1497 ed è conservato presso il Castello Novo di Napoli ( … chel loco dove est primo dicta taberna sia de la ecclesia madre de dicto casale … ) e ci permette anche di individuare il luogo dove sorgeva. Ancora nel 1899 un piccolo largo, adiacente l’attuale chiesa matrice, era indicato come largo Locanda e appare naturale sostenere che la chiesa menzionata nel documento si trovava esattamente dov’è l’attuale.

In quegli anni la popolazione di Squinzano, secondo le numerazioni periodiche di quegli anni, consisteva in 40/45 fuochi (nuclei familiari) e, considerando qualche indigente e qualche privilegiato, esentato dalla tassa, si può considerare il numero degli abitanti in circa 200/250 persone. Ma la popolazione era destinata a crescere sia per un aumento della natalità, dovuto a favorevoli condizioni di vita, sia per l’arrivo di una forte ondata migratoria di albanesi, schiavoni e greci.

Al momento della separazione da Lecce (1560) Squinzano registra un forte aumento dei fuochi che, unito all’euforia per la conquista dell’autonomia, si riflette nell’edilizia religiosa. Nel 1559 comincia la costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie, viene completata la costruzione della cappella del Crocefisso (1559) e, probabilmente, cominciano i lavori di ampliamento della chiesa matrice che saranno ultimati prima del 1570.

La Chiesa, nonostante l’imperare del barocco, fu costruita secondo schemi e forme rinascimentali e, nella sua prima versione, ricordava più l’influenza di Gabriele Riccardi, il costruttore di Santa Croce e del Sedile di Lecce, che le chiese di Maria Giovanni Tarantino al quale, improvvidamente, è stata attribuita.

L’ipotesi di una chiesa agibile e funzionante già nel 1570 poggia su alcuni dati certi: nel 1570 fu fondata la Confraternita del Ss.mo Sacramento (Ss. Corpo di Cristo) a devozione dell’università presso il cappellone del Ss.mo Sacramento nella chiesa matrice, con lo scopo di assistere i poveri malati e i poveri “vergognosi” sia in vita che in morte, fornendo gratuita sepoltura e cristiani suffragi.

Qualche anno dopo, presso l’altare del Rosario, il 1° aprile 1573, fu, invece, costituita, dal vescovo di Nardò, la Confraternita di Maria Ss.ma del Rosario.

Insieme all’autonomia Squinzano può contare su una propria organizzazione e un proprio clero. Il primo arciprete noto, in carica nel 1599, è don Giacomo Manca.

stampa Abate Jean Claude Richard de Saint-NonLa famosa stampa dell’Abate Jean – Claude Richard de Saint-Non, ci fornisce un’immagine di come poteva essere la chiesa, prima dei lavori di ristrutturazione. Non è escluso infatti che l’autore possa aver aggiunto del suo, disegnando particolari non corrispondenti.

I lavori eseguiti fra 1801 e 1828, finanziati da Maria Giuseppa de Paulo, portarono all’aspetto attuale. Venne eliminato il tetto in legno della parte centrale della chiesa che fu ricostruito con volte in muratura, a lamia, furono rinforzate le fondamenta. Le sedici colonne, che sostenevano gli archi delle navate laterali, furono inglobate nei pilastri. La facciata della chiesa venne allargata, con l’aggiunta di nuovi pilastri con decorazioni ovali, e venne portata ad un’altezza maggiore. All’incrocio della navata centrale col transetto fu realizzata una cupola ellissoidale.

Altri restauri furono compiuti nel corso del XIX e XX secolo.

 Tra il 1968 ed il 1969 fu installata sulla chiesa una Croce alta metri 4,5 (oggi non più esistente) ideata dal geometra squinzanese Antonio Polito, fu rifatta la scalinata del sagrato con pietra di Surbo su disegno del geom. Giuseppe Paolelli, fu posta al centro della facciata, sulla porta centrale d’ingresso, una piccola statua di San Nicola, in pietra leccese, realizzata da don Domenico Fiore. In ultimo, in adeguamento alle indicazioni conciliari del 1965, fu eliminata la balaustra prospiciente l’altare maggiore.

Così è attualmente descritta dalla scheda di censimento dei beni ecclesiastici curata dalla Diocesi di Lecce:

“La chiesa, dedicata al patrono San Nicola, presenta una facciata in pietra di carparo, con caratteristiche rinascimentali, tripartita da paraste decorate. Il portale d’ingresso, finemente decorato da una cornice in pietra leccese è sovrastato da una nicchia contenente la statua di San Nicola. In corrispondenza delle porte laterali si aprono due rosoni riccamente scolpiti. L’interno a croce latina è diviso in tre navate da sedici pilastri che reggono la copertura composta da volte a stella decorate. La chiesa custodisce due fonti battesimali, dieci altari laterali, ventiquattro tele e dodici statue in cartapesta raffiguranti santi. Un organo a canne sulla cantoria.”

La chiesa è sempre stata dedicata a San Nicola così come allo stesso Santo è stato attribuito il patronato della comunità. Gli Enriquez provarono a sostituirlo con il santo spagnolo Vincenzo Ferrer, ma gli squinzanesi rimasero fedeli al loro antico protettore. Il culto divenne endemico quando, nel 1087, 62 marinai pugliesi portarono le spoglie del Santo a Bari.

Tutti questi antefatti portarono alla solenne intitolazione della Chiesa già nel 1612, come riportato nell’iscrizione commemorativa della consacrazione del vescovo Gennaro Trama.

Il Campanile

La chiesa, nel 1640, aveva un suo campanile con tre campane, come descritto dal vescovo Pappacoda durante una sua visita, ma ugualmente si decise di costruirne uno nuovo, che fu portato a termine nel 1668.

Non è nota la data di inizio dei lavori, ma certamente è successiva alla visita pastorale del 1642.

Nel 1695, però, si resero necessari interventi importanti, perché erano comparse delle lesioni sulla facciata, che avevano provocato la caduta delle campane. La responsabilità della comparsa delle lesioni fu attribuita al terremoto del 1694, che aveva colpito Irpinia e Basilicata.

Sia stato il terremoto o qualche difetto di costruzione, il campanile fu riparato grazie all’eredità di don Donato Carbonero, morto nel 1695, che nel proprio testamento lasciò al Capitolo la somma necessaria per i lavori di restauro e per l’acquisto delle campane.

Il costruttore del nostro campanile non osservò le indicazioni che nel 1577 Carlo Borromeo aveva dato nel De fabrica ecclesiae stabilendo che i campanili dovevano essere posti sulla facciata della chiesa, staccati e a destra dell’ingresso. Il nostro fu costruito sul lato sinistro e non sulla facciata. L’unica prescrizione osservata fu quella della forma quadrata.

In terra d’Otranto si seguirono due “stili” differenti di costruzione e il nostro li utilizza entrambi. In uno stile i campanili sono privi di rastrematura, senza il cupolino terminale e con colonne sui lati. Nel secondo, invece, presentano una rastrematura, privi di colonne e con il cupolino terminale. Il nostro campanile fonde i due stili: è rastremato, presenta delle colonne sui lati e si concludeva con un cupolino, ora non più esistente.

Costruttore è stato ritenuto un capomastro di Squinzano, Antonio Tomasi, perché questo nome è iscritto sulla facciata del campanile.

Nel libro dei morti presso l’archivio parrocchiale (che però parte dal 1680) è stato rintracciato un solo Antonio Tomasi, nato nel 1653 e che aveva cinque anni quando il campanile fu ultimato. Un altro Antonio Tomasi è menzionato nel verbale della visita del vescovo Pappacoda del 1642, in qualità, però, di proprietario di un fondo confinante con uno del Capitolo.

Campanile

Di sicuro l’Antonio Tomasi che ha lasciato la propria firma sul campanile non era il suo costruttore, anche a giudicare dal tipo di incisione.

L’opinione di chi scrive è che Antonio Tomasi sia stato un muratore che, forse impegnato in lavori di restauro, ha voluto lasciare il proprio nome come continuano a fare molti turisti sui monumenti di tutto il mondo.

Il campanile, di forma quadrata si sviluppa su cinque piani: il primo presenta una balaustra, il secondo una teoria di quattro archetti pensili, gli altri due sono aperti da quattro archi, uno per ogni faccia, affiancati da due semicolonne, l’ultimo un tempo concluso da un cupolino ottagonale, presenta otto finestre rettangolari tamponate. Sui quattro lati del terzo e quarto piano del campanile, sopra le monofore, si leggono delle iscrizioni.

I cinque piani del campanile sono arricchiti da numerose sculture, tra le quali sedici medaglioni raffiguranti persone di profilo; tali tipi di decorazioni sono presenti anche nel campanile di Copertino e in molti altri nel Salento.

I medaglioni sono 16 e non otto come sempre affermato e di sicuro rappresentano i volti dei potenti del tempo e dei finanziatori della costruzione. Alcuni sono chierici o preti, a giudicare dallo zucchetto visibile sulla testa, e tra questi, probabilmente, l’arciprete dell’epoca Donato Maria Manca e Gabriele Enriquez, all’epoca principe di Squinzano.

La data incisa è AD MDCLXVIII quindi 1668.

Sulle facciate del campanile sono riportate otto scritte, due per facciata. Sei di queste rappresentano l’orazione divotissima usata contro terremoti, tuoni, saette e calamità naturali. Sono molti i luoghi in Italia dove figura l’orazione, sia al nord che al sud. Alcune fanno parte delle Laudes Regiae, un canto liturgico per la domenica delle Palme.

Campanile particolare

Al terzo piano: DEUS HOMO FACTUS EST (“Dio si è fatto uomo”); REX NOSTER VENIT IN PACE (“il nostro Re viene nella pace”); DEUS NOSTER LIBERA NOS (“Dio nostro, liberaci”); CHRISTUS REGNAT (Cristo regna”).

Al quarto piano: CHRISTUS VINCIT (“Cristo vince”); CHRISTUS IMPERAT (Cristo impera); TETAGRAMMATON; A(NNO) S(ALUTIS) MDCLXVIII (“Anno della nostra salvezza).

Il termine TETAGRAMMATON probabilmente è un errore commesso dall’incisore, che avrebbe dimenticato una R. Infatti, il termine corretto è TETRAGRAMMATON, parola greca, che allude ad un’altra di quattro lettere ebraiche, che compongono l’antico nome di Dio JHWH.

E che in quegli anni si sentisse la necessità di protezione contro i terremoti è davvero plausibile; le scosse di terremoto erano molto frequenti e sicuramente creavano una certa apprensione nel popolo squinzanese.

Al termine degli interventi, il campanile era quello riportato dal Sain-Non nella sua famosa stampa con il cupolino ottagonale, ancora fornito della copertura. Per concludere qualche parola va spesa a proposito dei briganti che avrebbero finanziato la costruzione della chiesa e del campanile.

Il primo a riportare la storiella fu Primaldo Coco; questo il suo racconto: “la leggenda vuole che essendo sindaco Capuzzimati, vennero a Squinzano dei briganti che furono gentilmente accolti ed ospitati. Il Sindaco andando in Napoli, per prestare il giuramento s’incontrò con essi nella valle di Bovino; questi gli chiesero di rivedersi al ritorno; per timore cambiò via. Nondimeno s’incontrarono e gli diedero una quantità di monete d’oro con cui s’ingrandì la chiesa e si costruì il campanile, ove furono scolpite le immagini dei benefattori. Così, (gli squinzanesi), spiegano l’erezione della chiesa, non essendosi potuto costruire dal popolo allora in miserrime condizioni.”

Negli stessi termini, la vicenda, è raccontata da Agostino Papa che cambia solo il nome del sindaco (doti. Annicchio).

Si tratta di una storiella circolante anche in altre parti d’Italia, e sempre con protagonisti briganti generosi. Se sia realmente esistita una leggenda popolare squinzanese o il tutto sia stato inventato non siamo in grado di stabilirlo. Dispiace, comunque, che la costruzione di una chiesa e di un campanile sia attribuita a delinquenti e non al frutto delle fatiche, del lavoro, della generosità e della devozione religiosa del popolo squinzanese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le campane di molte chiese, e anche quelle del nostro campanile, furono prelevate forzatamente, perché il metallo con cui erano forgiate era necessario alle cause belliche nelle quali il governo di allora si era impelagato. Le cronache squinzanesi del 1946 registrano le prime elezioni libere del dopoguerra e diventa Sindaco il dott. Giovanni Pedone (11 novembre), dopo che nel gennaio dello stesso anno, il C.L.N. di Lecce aveva “nominato” sindaco Agostino Papa, che, il 3 marzo, con un manifesto pubblico, annunciò ai cittadini la volontà di ripristinare l’uso delle campane, raccomandando, per l’esigua disponibilità finanziaria del Comune, la collaborazione dei cittadini.

Senza attendere il contributo degli squinzanesi, affidò l’incarico di costruire le nuove campane alla ditta Giustozzi di Trani. Le nuove campane suonarono la Domenica delle Palme dello stesso anno, in una giornata di sole, con Piazza Plebiscito imbandierata e vestita a festa. Tra i presenti, si registra la partecipazione dell’Arcivescovo di Brindisi, di molti Prelati di Lecce, di tutto il Clero locale, del Prefetto, del questore, del Capitano e del Maggiore dei Carabinieri, oltreché, naturalmente, dello stesso Sindaco protempore. Furono eseguite dalla banda musicale le marce sinfoniche dei Maestri Abbate; fu intonato, in latino, il canto “Pange Lingua”, con voce ieratica, a cura di un coro alla immensa folla di fedeli. Infine, dopo un discorso di ringraziamento, le campane furono benedette, compresa una più piccola, di appena 12 Kg., donata dalla ditta appaltatrice per la Chiesa della Madonna dei Martiri.

Prima dell’introduzione del telegrafo con i fili il campanile venne utilizzato, rimuovendo il cupolino, per rimpianto di un telegrafo ad asta, collegato con due postazioni, una a Casalabate e una a Lecce.

Da un rilievo più recente, eseguito dall’ingegnere squinzanese Alberto Perrotta, l’altezza del campanile risulta di metri 38,70 da terra fino al limite superiore del concio lapideo, su cui è collocata la banderuola di San Nicola (fig. 14), realizzata in rame, negli anni novanta, dal nostro concittadino Antonio Elia, che aveva il suo laboratorio artigianale di stagnino in Piazza San Nicola, all’ombra del campanile.

Alla luce di quanto detto, appare inevitabile e utile riavviare una ricerca, cercando di collegare, con successione cronologica, i fatti accaduti e attestati da certificazioni credibili, per far piena luce su qualche aspetto rilevante, che riguarda il monumento storico squinzanese più importante che ci è stato tramandato. Magari considerando nuove evidenze e analizzandole, insieme a quelle già in nostro possesso, con un approccio più critico e libero da possibili condizionamenti. Non è mai troppo tardi.

L’esterno

Particolare facciataLa facciata, in carparo, a due ordini, conserva elementi architettonici rinascimentali. L’ordine inferiore è diviso, in cinque parti, da colonne inglobate con decorazioni ovali, tributo a gusto dell’architetto e scultore leccese Gabriele Riccardi, che, per primo, utilizzò tale motivo nel semiprospetto inferiore della Chiesa di Santa Croce e nel Sedile di Lecce. Al centro si apre un portale architravato, in pietra di Cursi, retto da due colonne, decorate in basso e scanalate in alto con capitelli corinzi. Sull’architrave una nicchia, con una piccola statua di San Nicola. Affiancano il portale centrale due portali laterali, di dimensioni minori, anch’essi in pietra leccese, sormontati da due rosoni riccamente intagliati.

Altro richiamo riccardiano va visto nelle colonne inglobate, motivo presente a Lecce, sia nel Sedile in piazza S. Oronzo che in Santa Croce.

La data 1612, presente sull’architrave della porta maggiore, si riferisce, all’anno in cui furono eseguite, oltre a quest’ultima, anche le porte laterali d’ingresso e i rosoni. Erroneamente è stata attribuita la realizzazione delle porte e dei rosoni ad Ambrogio Martinelli, scultore di Copertino, noto tra l’altro, per aver eseguito il portale e i rosoni della Collegiata di Campi Salentina del 1658, nato nel 1616.

Lapide FacciataLapide facciataAll’esterno, sulla facciata principale, alcune lapidi ricordano importanti episodi del ventesimo secolo. Una fu posta nel giugno del 1930, a ricordo della consacrazione del paese al SS Cuore di Gesù (1929); l’altra fu posta il 10 maggio del 1936, in occasione del primo congresso interparrocchiale, presieduto da tre vescovi, svoltosi nel cinquantenario delle “Figlie di Maria” (1886 -1° APRILE -1936).

Tre sono risalenti al 1937, anno in cui Squinzano ospitò, dal 18 al 25 aprile, il Congresso Eucaristico, e riportano le seguenti frasi – ABBASSO IL RISPETTO UMANO – ABBASSO IL LAVORO FESTIVO – ABBASSO LA BESTEMMIA.

L’architettura dell’edificio è ampiamente fruibile grazie alla prospiciente Piazza San Nicola, sulla quale è posta la statua bronzea del Santo Patrono San Nicola, realizzata dall’artista Roberto Joppolo di Viterbo, scomparso il 28 marzo 2022.

Nella retrostante Piazzetta Mons. Salvatore Leone, verso la quale si rivolgono il campanile e l’abside, è stato posto, per volere dell’arciprete mons. Vito Antonio Caricato, un crocifisso in bronzo (fig. 20), realizzato in occasione del Giubileo del 2000, dall’artista salentino Ugo Malecore.

Sullo stesso muro è collocata un’edicola votiva con l’immagine della Madonna Incoronata con Bambino, dipinta su lamiera metallica, commissionata, per devozione, da Lucia Del Vecchio e Vincenzo Longo, nella prima metà del ‘900.

Sulla facciata laterale sinistra della chiesa, accanto ad un’antica lapide che ricorda il Congresso Eucaristico del 1937. Il 21 maggio del 2017 è stata posta una lapide per ricordare il Servo di Dio Nicola Riezzo; nella stessa circostanza è stata intitolato al Prelato squinzanese lo spazio antistante, posto tra la Matrice e la via San Francesco.

Nel muro, a sinistra dell’entrata, da questo stesso lato fu installato, probabilmente all’inizio del ‘900, dall’Istituto Geografico Militare, un caposaldo di livello, costituito da una piastrina metallica (indica un punto di riferimento stabile per le operazioni di rilevamento topografico, con l’esatta posizione altimetrica).

L’interno

L’interno della chiesa, a croce latina, divisa in tre navate, coperte da una volta a botte lunettata, conserva ben poco dell’originario stile rinascimentale, a causa dei numerosi restauri, effettuati dal XVII al XIX secolo.

  1. Fonte battesimale;
  2. Altare dell’Annunciazione;
  3. Altare di San Francesco d’Assisi;
  4. Altare dello Spirito Santo;
  5. Altare del Santissimo Sacramento;
  6. Altare di San Nicola;
  7. Altare maggiore;
  8. Altare di Gesù Crocifisso;
  9. Altare della Madonna del Rosario;
  10. Tomba del Servo di Dio Mons. Nicola Riezzo;
  11. Altare della Madonna dei Martiri;
  12. Altare della Vergine della Pietà;
  13. Altare di Sant’Oronzo;
  14. Vano di accesso al campanile;
  15. Coro.

Maria Giuseppa De PauloL’8 aprile 1778, nella chiesa, fu sepolta la giovane donna Giuseppa Politi, figlia di Alessandro Politi di Squinzano e Giovanna Marinaci di Lecce. Ciò risulta non soltanto dall’atto di morte, conservato nell’Archivio Parrocchiale, ma anche da una lapide posta a sinistra dell’ingresso principale della chiesa.

Maria Giuseppa De Paulo, nativa di Galatone, ma domiciliata a Squinzano, volle commissionare a sue spese tutti i restauri necessari iniziati nel 1801, dei quali si è parlato sopra. In ricordo di un esempio di così grande pietà una lapide fu fatta installare, dietro l’altare maggiore, dal vicario Paolino Mazzetta, esecutore testamentario della donna.

Dal Tesoro di San Cataldo fu traslato un ostensorio con un’ampollina contenente il sangue di San Vito Martire. Sangue San Vito

La reliquia, che è posta in una piccola nicchia nella parete sinistra dell’altare maggiore, veniva esposta il 15 giugno di ogni anno e portata in processione fino ad un pozzo (alla confluenza delle attuali vie San Giovanni e San Vito), di cui si benedicevano le acque, per allontanare le malattie.

Il distico che si legge sulla lapide porta con sé una curiosità. Due sacerdoti dell’epoca, Don Giuseppe Perrone, che era riuscito a procurarsi la reliquia, e Don Vito Andriani, che portava il nome del Santo Martire, prepararono due diverse frasi da incidere sotto la nicchia. Considerato che nessuno dei due rinunciava al proprio pensiero, decisero di inviare i due diversi distici alla Curia Vescovile di Lecce, perché fosse scelto il migliore. Tutti e due furono considerati apprezzabili e per non far torto a nessuno la Curia ordinò di apporre semplicemente le seguenti parole: (HIC / SANCTI VITI MARTYRIS/ ADSERVATUR SANGUIS / ANNO AERAE CHRISTIANAE / CI)DCCCXIV).

(Qui si conserva il sangue di San Vito martire, Anno dell’Era Cristiana 1814)

Sull’arco trionfale è collocata una grande tela ad olio, di autore ignoto, realizzata probabilmente nel periodo del restauro, che ebbe inizio nel 1801 oppure a completamento dei lavori di ammodernamento del 1878, finanziati dal Comune. Ai margini del quadro infatti si può leggere un’iscrizione mancante di qualche carattere: RI INVENIT ET PINXIT A.D. 18(..) D. PASCH SE (.).

Il dipinto raffigura lo Stemma Civico di Squinzano (un’aquila, dalle grandi ali spiegate, regge col becco lo stemma della città, raffigurante un leone a guardia dell’arborescente territorio cui rivolge lo sguardo con ai lati due figure femminili sedute simboleggianti la Fede e la Provvidenza divina. La prima regge una croce con la mano destra, mentre l’altra è intenta ad allattare due bambini).

All’incrocio del transetto con la navata centrale, si innalza la cupola ellissoidale, a otto spicchi, nella quale si aprono otto finestre. In fondo si apre l’abside che, “per la cristallina stereometria dell’innesto, per l’evidenza plastica con cui gli sguinci degli ovuli s’intersecano con il corpo della colonna, ricamandone la cilindricità, per il nitore con cui il segmento allusivo del capitello richiama la continuità del piano forato del pilastro” (M.CALVESI – M. MANIERI ELIA. Architettura barocca a Lecce e in Terra di Puglia, Roma 1970 pag. 42), si può accostare a quella di Santa Croce.

Nel 1828, la chiesa fu arricchita con un nuovo altare maggiore, ricco di marmi pregiati in verde antico e lapislazzuli, opera cinquecentesca, traslata dal convento napoletano di Santa Chiara.

Nel 1837, il sindaco Giovanni De Castro commissionò ulteriori lavori, per la somma di 55 ducati e 50 grani, al maestro Cosimo Perrone, e nel 1843, venne installato, nell’ampio presbiterio, il coro ligneo, realizzato dal maestro Giuseppe Fella da Oria, sul quale fu costruito, nel 1964, un nuovo organo, ad opera della famiglia artigiana Zenoni da Pescara. Nel 1858, il Direttore della Reale Segreteria di Stato informò il Vescovo del ritardo nell’esecuzione dei lavori commissionati e dell’urgenza di portarli ad ultimazione. In questa circostanza furono recuperati ulteriori fondi, anche tra i fedeli, che, comunque, non furono sufficienti per completare il restauro. Nel 1877, infatti, l’arciprete Mons. Angelo Pierri, chiese un sostegno al Sindaco essendo la chiesa de jure patronatus. Il Consiglio Comunale, a seguito di autorizzazione prefettizia n. 1637 del 12 novembre 1877, approvò nella seduta del 15 novembre dello stesso anno, il finanziamento, assegnando all’ingegner Oronzo Orlandi, dell’ufficio Tecnico Governativo, la direzione dei lavori, il quale quantificò, con una sua perizia, l’importo necessario, che fu stabilito in 9150 lire. Dopo solo 4 giorni, il 19 novembre, il Consiglio Comunale approvò definitivamente.

Il 21 gennaio del 1879, gli importanti lavori di restauro furono collaudati. In tale circostanza il vescovo di Lecce Monsignor Luigi dei Conti Zola, espresse il desiderio di poterla consacrare al più presto. Per diverse circostanze, ciò non fu possibile; la consacrazione avvenne più di trentanni dopo, il 12 novembre 1911 (seconda domenica del mese). Tale onore spettò all’Eccellentissimo Vescovo, Monsignor Gennaro Trama, così come indicato in una lapide in marmo, murata sulla parete destra dell’altare maggiore, con queste parole: A DIO OTTIMO MASSIMO / MONSIGNOR GENNARO TRAMA / VESCOVO DI LECCE / ASSECONDANDO I VOTI DEL REV. PARROCO D. ANGELO PIERRI / QUESTA CHIESA PARROCCHIALE DEDICATA A SAN NICOLA / VESCOVO DI MIRA / NEL 1612 / CONSACRO’ SOLENNEMENTE NELLA SECONDA DOMENICA DI NOVEMBRE DELL’ANNO DEL SIGNORE 1911.

Sulla parete interna dell’ingresso laterale sinistro, un’iscrizione, dettata da Mons. Vincenzo Riezzo, ricorda la sosta che il cardinale Alessio Ascalesi, Arcivescovo di Benevento, fece a Squinzano il 23 agosto 1919, accompagnato dall’ Arcivescovo di Telese, Giuseppe Signore e accolto dal vescovo di Lecce Gennaro Trama. Dopo aver salutato gli amministratori del Comune tenne un discorso sull’osservanza della fede di questa Chiesa; fra l’esultanza dei cittadini commossi, ringraziò e benedisse in terra.

Nel 1939, il cav. Menotti Pierri fece rinnovare l’altare di San Nicola.

Negli anni ‘80, nell’abside, per interessamento del Circolo Pro Feste San Nicola e dell’arciprete Mons. Antonio Caricato, fu collocata una vetrata, realizzata dalla Ditta Mellini di Firenze, su disegno dell’artista squinzanese Alberto Giangrande, sulla quale è riprodotto il Santo Patrono San Nicola.

Nel 1999, negli ovali preesistenti, ornanti l’altare di San Francesco, (navata sinistra), furono collocati i dipinti, realizzati dal pittore Auro Salvaneschi, raffiguranti San Vincenzo Ferrer e la Madonna di Lourdes, donati dal devoto squinzanese Saverio Paticchio.

L’ultimo intervento risale all’anno 2008: nella navata destra, accanto all’entrata laterale, fu posto un sarcofago in pietra leccese, contenente le spoglie del Servo di Dio Mons. Nicola Riezzo, squinzanese, già Arcivescovo di Castellaneta e Otranto.

Nella Navata sinistra, all’interno della prima cappella, spicca l’elegante Fonte Battesimale, in stile barocco, sormontato da una statuetta di San Giovanni Battista. Il fonte viene menzionato nel verbale della visita pastorale del vescovo Luigi Pappacoda (1940), dove si legge che era situato a destra dell’ingresso della chiesa, vicino alla porta maggiore e che era elegantemente lavorato in pietra. Nel verbale della visita di Mons. Michele Pignatelli (maggio 1693), si legge, tra le altre cose, che l’acqua utilizzata per battezzare i bambini veniva fatta confluire nel Sacrario, situato vicino al fonte. Questo, dalle linee cinquecentesche, attualmente non si trova più presso il fonte. E’ stato sistemato all’interno di un vano sito “e cornu evangelis” dell’altare maggiore, nel quale si trova la scala per salire sul campanile.

La Sagrestia

I locali della sagrestia, dove sulla volta della prima stanza è raffigurato, con un affresco, “Il sacerdozio”, sono stati ristrutturati nell’anno 1926 con il contributo della famiglia Bernardini, della quale faceva parte don Giuseppe Bernardini (Papa Pippi), così come risulta dallo stemma di famiglia presente sul pavimento che raffigura in uno scudo sormontato da una corona, una pecora su un rialzo di profilo che guarda una stella posta a sinistra. Nella stessa stanza sono raffigurati con dei ritratti alcuni degli ultimi arcipreti della Matrice (Don Nicola De Pascalis, Don Angelo Pierri, Don Luigi Valletta, Don Salvatore Leone, Don Antonio Caricato e Don Nicola Macculi), realizzati ad olio, su tela, dall’artista squinzanese Gianfranco Bacca. Sulla stessa parete è conservata una riproduzione dell’Atto Notarile con il quale il 15 maggio 1763 fu riconfermato San Nicola di Bari patrono della città.

In una stanza attigua, dove sono conservati gli arredi sacri, e la Reliquia di San Nicola, sono conservati gli atti dell’Archivio Parrocchiale.

Arredi sacriReliquia

 

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